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Positivo il resoconto del Workshop in Ematologia: Un’esperienza da ripetere e sviluppare
Giovedì, 28 Giugno 2007
Un’esperienza da ripetere e sviluppare
Positivo il resoconto della prima giornata di studio in ematologia tenutasi a Messina nella sala convegni dell’Ordine dei Medici.
A cura della Prof.ssa Caterina Musolino e del Dott. Mario Pollicita

Lo scorso 16 giugno si è tenuto a Messina, nella sede dell’Ordine, il primo Workshop Messinese di aggiornamento in ambito ematologico.
Il convegno, accreditato come corso ECM, è stato organizzato dal Dipartimento di Medicina Interna dell’U.O. di Ematologia, diretto dalla Prof.ssa Caterina Musolino e dall’Ordine dei Medici di Messina.
Il corso è stato indirizzato principalmente ai medici di medicina generale, con l’obiettivo di realizzare una necessaria azione complementare di integrazione tra il medico di famiglia e il medico specialista ematologo nella gestione organizzata ed efficace del paziente emopatico.
Al convegno hanno preso parte i migliori specialisti in campo onco-ematologico e la riunione è stata impreziosita dalla presenza di ospiti provenienti dai più prestigiosi centri Ematologici italiani, tra cui la Prof.ssa Enrica Morra, direttore del Dipartimento di Ematologia dell’Ospedale Niguarda di Milano, la quale ha tenuto una lezione magistrale sui nuovi farmaci per la terapia del linfoma non Hodgkin, il prof. Antonio Palumbo dell’Università di Torino, tra i più noti studiosi del mieloma multiplo e il prof. Vito Franco del Dipartimento di Patologia Umana dell’Università di Palermo.
Dopo il saluto ai convenuti del presidente dell’Ordine dei Medici, dott. Nunzio Romeo, del preside della Facoltà di Medicina, prof. Emanuele Scribano, e del direttore sanitario del Policlinico Universitario, dott. Giovanni Materia, i lavori sono stati avviati nella ricerca di un approfondimento del percorso diagnostico e terapeutico da adottare nei pazienti affetti da linfoma non Hodgkin e nella gestione delle complicanze del paziente onco-ematologico.
Nell’ottica di estendere tale gestione in un ambito di tipo interdisciplinare, numerose sono state le relazioni presentate da specialisti non ematologi. In particolare la prof.ssa Diana Teti ha illustrato le più recenti tecniche di valutazione di laboratorio delle gammopatie monoclonali, mentre il prof. Michele Buemi ha sottolineato le strette relazioni esistenti tra affezioni onco-ematologiche e funzionalità renale. Al prof. Paolo Girlanda è invece toccato il compito di illustrare le complicanze neuropatiche del mieloma multiplo e delle patologie ad esso correlate.
Particolare interesse hanno suscitato poi le relazioni del prof. Giorgio Ascenti, che ha discusso sulle recentissime tecniche di diagnostica per immagini nei linfomi, e del prof. Sergio Baldari, che ha sottolineato come Messina sia uno dei pochi centri d’Italia a poter erogare una innovativa terapia per la malattia linfomatosa, costituita da radionuclidi legati ad anticorpi monoclonali, capaci di distruggere in modo selettivo le cellule neoplastiche.
Il prof. Giuseppe Altavilla ha infine discusso la terapia medica delle osteolisi neoplastiche, mentre il prof. Vincenzo Adamo ha relazionato sul fondamentale ruolo dei fattori di crescita nel paziente oncologico.
La scuola messinese della prof.ssa Musolino è stata presente con una relazione sui meccanismi fisiopatogenetici della malattia metastatica ossea, mentre il dott. Andrea Alonci ha presentato un utile e pratico percorso diagnostico da seguire nei casi di linfoadenopatia, condizione di frequente riscontro nella pratica clinica. Il dott. Alessandro Allegra ha poi discusso su una nuova inquietante entità nosologica, l’osteonecrosi da bifosfonati, presentando i più recenti dati sperimentali prodotti dal gruppo della prof.ssa Musolino, dati appena pubblicati sulle principali riviste scientifiche internazionali.
Alle relazioni è seguito un interessante dibattito, moderato dal dott. Mario Pollicita, nella duplice veste di ematologo e medico di medicina generale, che ha fatto registrare la vivace partecipazione dei medici convenuti costituendo il reale indice del successo raggiunto nella giornata di studio. Mario Pollicita ha inoltre ricordato la ricerca sulla incidenza delle emopatie negli ambulatori dei medici di assistenza primaria nella provincia di Messina, di cui ha già presentato un resoconto al Congresso Nazionale SIMG del 2005.
Questa iniziativa sembra dunque essere destinata ad avere un seguito. Infatti è emerso il delicato ruolo rivestito dal medico di medicina generale non solo nella gestione gravosa del paziente onco-ematologico, ma anche quale prima figura del servizio sanitario nazionale a cui il paziente si rivolge per i soddisfare i propri bisogni di salute. Il medico di medicina generale, quindi, non solo come responsabile delle cure primarie e primo punto di riferimento per il paziente, ma anche quale “ufficiale di collegamento” nella collaborazione tra territorio ed ematologia specialistica ospedaliera. Questo rapporto di collaborazione, tra figure professionali che operano su ambiti differenti, è la base per sviluppare metodi, protocolli e algoritmi esportabili sul territorio al fine di giungere ad una diagnosi più precoce, alla introduzione controllata e consapevole di nuovi presidi farmacologici, allo studio e alla comprensione dei meccanismi fisiopatologici e patogenetici delle patologie neoplastiche, alla individuazione e al trattamento delle complicanze. Tutto ciò per consentire al paziente di vivere più a lungo e meglio anche rispetto ad un recentissimo passato, e di godere della possibilità di giungere ad una guarigione, nel senso anglosassone del termine, divenuta una realtà per molte affezioni ematologiche.
Il paziente emopatico è dunque destinato ad essere sempre meno dipendente dalla continua attenzione dello specialista, lasciando il compito del counselling domiciliare al medico di medicina generale, restituendo il paziente alla famiglia, a se stesso e talora anche alla propria attività lavorativa.
L’affettuosa e consapevole supervisione del medico di medicina generale potrà in conclusione garantire la massima autonomia al soggetto con emopatia, permettendogli di accettare con maggiore serenità le limitazioni imposte dalla malattia ed affrontare con maggiore decisa consapevolezza il lungo percorso verso la riacquisizione della salute.
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